Le idee non valgono niente, è la loro implementazione a essere importante
Neven Mrgan, parlando dell’’idea di implementare una sorta di pull to refresh (quello reso famoso da Tweetie) che Cabel Sasser ebbe nel 2009:
Idee semplici come questa verranno in mente a tantissime persone. Una piccola percentuale di queste riuscirà a metterle in atto. Una piccola percentuale di queste si metterà a farle veramente. E un gruppo ancora più piccolo riuscirà a combinarle con un prodotto interessante, così da farlo diventare qualcosa di speciale.
Tempo addietro ero convinto che le idee avessero del valore in sé, ma anche grazie alla visione di Everything is a remix sto lentamente cambiando opinione. È difficile avere un’idea realmente originale e nuova, ma ancora di più implementarla e renderla reale. Siamo capaci tutti di pensare a degli zainetti che ci permettano di volare, ma crearne una versione funzionante e accessibile e poco costosa è praticamente impossibile, ed è giusto che chi ci riuscirà ne tragga valore economico.
Andando un po’ fuori tema: comincio a vedere il mondo in chiave hegeliana, ovvero una sorta di bollitore di idee dove non sono le persone a venirsene fuori con nuove idee ma le nuove idee a essere “pronte” e scoperte dagli individui. Non è un caso che praticamente tutte le scoperte scientifiche, grandi o piccole, siano state appunto “scoperte” da più persone contemporaneamente e in modo indipendente. Sono famosi i casi di Leibniz-Newton (per il calcolo infinitesimale) e l’Origine delle specie (uno scienziato australiano di cui non ricordo il nome stava giungendo alle stesse conclusioni di Darwin).
Le idee, insomma, valgono poco: sono più un prodotto dell’avanzamento tecnologico-culturale di una civiltà che dell’estro di un particolare individuo. È come (e se) queste vengono implementate che ha importanza.