Cosa sta facendo bene Instagram come social-network, cosa ha fatto e continua a far male Google con Google+
Scrive Federico Viticci in Instagram’s New Experiment: Open Up The API for Third-Party Uploads:
Hipstamatic, una app per iPhone che permette di applicare filtri e condividere foto […] è diventata la prima app a integrare direttamente Instagram. […] La nuova Hipstamatic […] presenta un “HipstaShare” con un nuovo design, il quale permette di inviare le foto ai vari social network inclusi Facebook, Twitter, Flickr […] e da oggi anche Instagram […] tutto senza bisogno di uscire dall’app.
La strategia di Instagram si riassume facilmente: rilascia un’applicazione gratuita che permette di scattare foto e renderle più gradevoli grazie ad una serie di filtri, poi quando un buon numero di persone la usano costruiscici sopra una piattaforma nel modo più trasparente possibile senza compromettere l’uso primario che gli utenti fanno della tua applicazione. Ma mettiamo da parte Instagram, almeno per qualche momento.
Qualche giorno fa ha fatto molto parlare di sé un articolo — anche se chiamarlo articolo non rende giustizia, forse è più preciso definirlo “pezzo autobiografico” — di James Whittaker riguardo le motivazioni dietro alla sua recente dipartita (volontaria) da sviluppatore in Google. Se ancora non l’avete fatto andatelo a leggere.
Riassumo brevemente il pezzo per avere un contesto: finché al comando c’è stato Eric Schmidt Google era un posto bellissimo dove lavorare, un calderone (nel senso buono) di nuove idee e progetti al limite del fantascientifico; dal momento in cui Larry Page ha deciso di prendere le redini dell’azienda l’obiettivo di Google è stato distruggere Facebook, tagliando qualunque progetto che non fosse utile a questa in quanto “superfluo”. Page non è uno stupido e ha capito che anche se fino ad adesso i migliori profili degli utenti li offre Google con i dati delle ricerche, presto Facebook sarà più allettante per gli inserzionisti. Considerato che Google ottiene più del 90% dei guadagni dalle pubblicità non è affatto difficile capire il perché delle paure di Page.
Google con Google+ ha provato ad entrare nel mercato dei social network fallendo miseramente, ma non per carenze del prodotto — più o meno tutti lo hanno giudicato migliore di Facebook dal punto di vista tecnico, quanto per una ragione semplicissima: Facebook funziona, non eccelle ma è comunque utile, quindi perché cambiare? Le differenze di approccio di Google rispetto a Instagram sono mostruose. Avrebbe avuto tanto successo quest’ultima se si fosse limitata a riproporre le funzioni di Flickr? No, e lo capirebbe anche un bambino. Al contrario Instagram ha creato un mini-social-network divertente e senza troppe pretese e ha avuto un meritato successo, successo che adesso vuole usare per diventare lo standard per la condivisione di immagini (forse “standard” è un po’ esagerato, ma comunque l’applicazione di riferimento per condividere foto).
Il tentativo di Google con Google+ diventa ancora più patetico se trasposto ad una situazione simile che Apple si è trovata a dover affrontare qualche anno fa. A inizio del decennio scorso Apple ha introdotto l’iPod e ben presto ha conquistato percentuali di mercato enormi, mi pare di ricordare qualcosa come il 70%. Gli anni però son passati e gli smartphone hanno cominciato ad offrire lettori musicali integrati, rendendo gli iPod superflui per una buona parte degli utenti. Apple, conscia di questa tendenza, ha contribuito alla cannibalizzazione degli iPod con un nuovo prodotto, completamente diverso dal precedente: l’iPhone.
Situazione simile a quella che si trova ora ad affrontare Google, che vede il suo dominio sulla ricerca reso sempre più marginale dalla crescente importanza di Facebook. Google però invece di provare a sua volta di rendere marginale Facebook con un nuovo prodotto/piattaforma ha scelto la via sbagliata di tentare di copiarlo. Un po’ come se Apple avesse deciso di combattere un iPhone di un’altra società vendendo un nuovo iPod con il doppio della capacità o con il supporto ad un nuovo tipo di file audio — che è quello che ha fatto Google con Google+. [^1]
[^1]: Nota: il collegamento storico non è preciso, l’esempio degli iPod non combacia perfettamente con la situazione attuale ma non importa che lo faccia, ciò che conta è rendere l’idea della futilità del difendere (o nel caso di Google+ creare) un prodotto che non potrà mai, per ragioni di adozione o di funzionalità, competere con un altro.