Mal sintonizzati
È particolare e irritante in un certo modo vedere così tanti giovani andare a giro con i loro cellulari e iPod nelle loro orecchie così rinchiusi nei media e videogiochi. Vengono privati della loro identità. È un peccato vederli così poco sintonizzati sulla vita reale. Sicuramente sono liberi di farlo […]. Il costo della libertà è alto, e tutti i giovani dovrebbero capirlo prima di buttarsi a capofitto in tutti quei gadget.
— Bob Dylan, (via @jajaranza)
Tempo fa parlai su queste pagine dell’esperimento di James Sturm in cui si proponeva di staccare completamente la spina da internet e cellulari. La motivazione più grande era una: l’autore si era accorto di non avere memorie esatte e precise degli ultimi anni vissuti; il passato, invece, sembrava essere nascosto sotto una fitta nebbia — diretta conseguenza dell’uso indiscriminato di internet e dei nuovi gadget tecnologici. È successo a tutti almeno una volta di “perdersi” al computer e accorgersi che quelle ore passate non torneranno più, non è affatto difficile perciò empatizzare coi sentimenti di Sturm.
Non credo nemmeno, però, che soluzioni drastiche come quella di Sam Graham-Felsen siano la soluzione (ha deciso di rivendere il suo iPhone e comprare un cellulare Nokia anni ’90): non è l’iPhone a essere il problema, come per tutte le più grandi invenzioni, che si parli dell’energia nucleare/bomba atomica o di un cellulare, è l’uso che se ne fa a determinarne la bontà. L’oggetto, in sé, è neutro.
Probabilmente ci abitueremo a dosare queste “nuove tecnologie”, come è successo per tutte le altre che adesso consideriamo vecchie, e non ci porremo più questi problemi. Ma la mia più grande paura è che il ritmo di comparsa di queste innovazioni tecnologiche aumenti così tanto da non poterlo più seguire, condannandoci così ad un eterno limbo di apprendimento, di fatto privandoci di quei lassi di tempo a noi necessari per riflettere sull’uso di uno strumento, al fine di poterlo utilizzare al meglio.