Sui commenti e della loro utilità
In questi giorni, a seguito di un post di Joe Wilcox in cui faceva notare la mancanza di una adeguata via per commentare ciò che John Gruber scrive, si è scatenato un acceso dibattito sul significato dei commenti stessi in un blog e sulla loro utilità.
Ci sono vari punti di vista al riguardo, quello di Gruber stesso, di Marco e di Bijan Savet. Io condivido maggiormente le parole di Shawn Blanc, ve ne riporto tradotte una parte:
I commenti cambiano drasticamente il tono, l’immagine e il contenuto di un blog. Non ho mai abilitato i commenti sul mio, e non voglio nemmeno pensare a quanta fatica spenderei a mantenere il tono che ho stabilito se lo fossero. […] Anche nel caso in cui ogni commento fosse intelligente e scritto diligentemente ci sarebbe comunque un cambio di immagine per shawnblanc.net. Ogni post porterebbe con sé anche l’informazione di chi e come ha commentato. […] La sola possibilità di poter commentare, poi, non fa di un blog/sito una community. La maggior parte dei commenti che ho visto erano composti solo da repliche individuali e mai discorsi con più di due partecipanti. A volte, perfino, erano completamente distaccati dal senso originale del post.
Come dissi già tempo fa era mia intenzione eliminare completamente la possibilità di commentare gli articoli su Il Mac Minimalista. Nonostante mi faccia piacere leggerli, devo ammettere che tranne in rari casi non hanno aggiunto molto a ciò che avevo già detto io. Rimanevano comunque un modo più veloce e comodo delle email per parlare con me, perciò li ho tenuti. Ora però utilizzo quotidianamente due account su twitter, il mio personale (in inglese) e quello ufficiale di questo blog, quindi le ragioni per mantenere i commenti sono venute meno.
Con questo non vorrei che venisse fuori un’idea di me come di una persona chiusa e autoritaria, tutt’altro. Sono ben disposto a scrivere articoli su argomenti a voi cari, oppure di prendermi un’ora per chiaccherare con voi, ci mancherebbe. Ho solo deciso che Il Mac Minimalista deve essere la mia voce, non quella di qualcun altro.